Chieri: più forti anche del virus

Chieri: più forti anche del virus

A noi di Casa Base piacciono le avventure. Ognuna ci lascia qualcosa di nuovo da portare nel nostro bagaglio, anche se a volte, almeno all’inizio, non sembra facile.  Quella di cui stiamo scrivendovi è un’avventura che nell’ultimo anno è toccata a molti di voi. Sì, qualche settimana fa in Comunità a Chieri ci sono stati alcuni casi di positività al Covid-19. La scoperta del primo positivo è stato un piccolo shock: ci ha colpiti come un terremoto, scuotendoci dalle fondamenta.  Ne siamo però usciti e, con il sorriso oggi ritrovato, vi raccontiamo tutto!

Che brutta notizia

È stata grande la preoccupazione della prima ragazza positiva, il suo stupore e il timore di dover affrontare quella che fino ad allora era stata una paura raccontata, più che vissuta, e che eravano riusciti a tenere lontano dalla nostra casetta.

Quando abbiamo comunicato ai ragazzi l’esito non sapevamo cosa aspettarci, ma eravamo consapevoli che qualsiasi fosse la loro reazione non avremmo potuto stargli vicini e aiutarli a gestire emozioni contrastanti. Abbiamo tutti fatto i conti con la paura del contagio, l’autoisolamento e le fatiche che ne comporta.

(Gioele, Educatore)

A due giorni dalla prima positività, altri due ragazzi sono risultati positivi. Era arrivato il momento di rivoluzionare Casa Base! Abbiamo dedicato una giornata ai traslochi: per garantire l’isolamento dei 3 ragazzi ne abbiamo spostati di stanza molti altri, chi da solo, chi con un nuovo compagno.

Non ci potevo credere di essere positivo, sono stato attento ma non è bastato! Non sono mai stato così tanto tempo in stanza, ma che ridere quando entravano gli educatori tutti bardati: facevo fatica a riconoscerli, ma dopo il loro CIAO indovinavo subito chi c’era sotto la tuta!

(L., 12 anni)

Alla logistica abbiamo affiancato le dotazioni di sicurezza necessarie, camici, visiere, doppi guanti, cuffie e para scarpe: noi educatori sembravamo degli astronauti agli occhi dei ragazzi, a cui almeno riuscivamo a strappare qualche sorriso. L’inizio è stato complesso, se dovevamo adottare senza errori procedure fino ad allora conosciute solo in teoria, la preoccupazione più grande era che nessun altro ragazzo si contagiasse. Abbiamo chiesto loro di trascorrere più tempo possibile a distanza e nelle proprie stanze. Alla loro età, quando si amano così tanto il gruppo e gli abbracci, è stata un piccola, grande sofferenza.

Resilienza, creatività,
vicinanza, protezione

Come spesso accade nei momenti difficili, i nostri ragazzi hanno tirato fuori le loro migliori qualità. Dopo una prima reazione di incredulità mista a tristezza, tutti hanno iniziato a collaborare come non mai. Un uragano di creatività ha attraversato la comunità e per quanto ci mancassero gli abbracci, insieme abbiamo trovato modi alternativi per stare vicini.

La distanza e l’isolamento fisico ci hanno permesso di costruire ponti invisibili agli occhi che ci hanno sempre tenuti in contatto.

(Chiara, educatrice)

Grazie ai tablet hanno sperimentato modalità diverse di stare nelle relazioni. Le giornate trascorrevano all’insegna di lunghe maratone di videochiamate tra una stanza e l’altra.  Abbiamo condiviso merende in video, anche con gli educatori che non erano in turno, ma che, come tutti a Casa Base, continuavano la quarantena a casa propria. Ci si videochiamava per chiedersi “come stai?”, per chiacchierare e giocare. Abbiamo anche festeggiato il sedicesimo compleanno di S. in videochiamata. Il taglio della torta, lo spegnere le candeline e scartare il regalo è stato comunque emozionante: sentire tanta vicinanza, seppur da uno schermo pieno di facce nei quadratini, regalava senso di condivisione e comunità. Sì, abbiamo trascorso tanti giorni in attesa del ritorno alla “normalità”, ma non ci siamo mai annoiati.

Di fronte all’ennesima prova che la vita gli ha imposto, i nostri ragazzi hanno saputo farsi coraggio, in un momento dove la loro libertà è stata di nuovo messa in discussione, coraggiosi e armati di tutto ciò che di più bello hanno, sono riusciti a far fronte comune trasformando quelle interminabili settimane in una prova da superare. Ancora una volta ci hanno dimostrato quanto può dare forza l’essere uniti, l’essere comunità!

(Emanuele, educatore)

Abbiamo inventato giochi da fare mantenendo la giusta distanza, i ragazzi in camera e noi educatori nel corridoio: racconti di storie inventate, un karaoke improvvisato, giochi creativi per stimolare giornate circoscritte nelle stesse mura. Cura, attenzione , vicinanza e fantasia sono le parole che hanno fatto da sfondo a quei giorni. La protezione dell’altro era la cosa più importante per tutti e seppur a volte i ragazzi dicessero di non resistere più, subito dopo aggiungevano: però devo ancora aspettare, altrimenti ricominciamo tutto da capo!”.

Insieme
siamo comunità

Vi lasciamo immaginare, dopo tanti giorni di fatica e mille tamponi fatti, la comunicazione degli esiti negativi e la fine della quarantena. Grida, salti di gioia, pianti di felicita. La quotidianità sembra scontata a volte, ma in questo periodo è mancata così tanto. Adesso che tutto è finito siamo diversi, ci siamo riscoperti più ricchi tutti di mille sfumature, abbiamo scoperto risorse che non sospettavamo di avere, grandi e piccini, venute fuori come raggi di sole che hanno colorato giornate difficili. Abbiamo superato anche questa, come sempre a Casa Base, perché Insieme Siamo Comunità e insieme niente è impossibile da affrontare! 💙

Che bello potersi riabbracciare quando tutto è finito! A volte tante cose si pensa siano normali, ma dopo 15 giorni di distanza forzata gli abbracci, che di solito non mi fanno impazzire… erano belli!

(I., 12 anni)

Patrizia e gli educatori di Casa Base Chieri



#InsiemeSiamoComunità