La parola agli educatori – Giacomo

La parola agli educatori – Giacomo

Per la rubrica “La parola agli educatori”, eccovi la testimonianza di Giacomo. Psicologo e già tirocinante presso il Centro Tutela Minori di Cooperativa Paradigma, da più di un anno ha iniziato la sua esperienza di educatore presso la Comunità di Casa Base Avigliana…

“Per fare l’educatore bisogna riuscire
a stare in questa relazione”

Inizio a scrivere questo articolo e mi trovo sinceramente in difficoltà. Non mi ero mai soffermato più di tanto a riflettere su cosa significhi per me il lavoro in comunità, anche se ormai è più di due anni che gravito prima attorno e poi dentro Casa Base. Forse perché i ritmi del lavoro, inevitabilmente frenetici, portano spesso a non soffermarsi sulle cose.

Quindi cosa vuol dire per me lavorare a Casa Base? Vuol dire innanzitutto relazione. Una di quelle intense, che ti si infilano da subito sotto pelle e che difficilmente ne usciranno con la stessa facilità. Una relazione fatta di emozioni, forti, siano esse negative o positive.

Una relazione spesso sperimentata dai bimbi in termini ambivalenti. Perché sentono (lo percepisco ogni giorno) che in quella fase della loro vita sei un punto di riferimento, che sei lì non solo per lavoro ma perché credo in loro, per sostenerli in un momento difficile aiutandoli a tirar fuori il meglio. Una relazione fatta di piccoli gesti di cura, semplici e intensi: la buonanotte data con una canzoncina strimpellando la chitarra, la torta preparata dalla cuoca o da un volontario per una colazione o una merenda speciale, una festa di compleanno.

Allo stesso tempo bisogna confrontarsi con gesti ed emozioni meno piacevoli. La critica nei confronti dell’educatore va per la maggiore: un altro adulto che fa finta di volere il suo bene e che invece a fine turno va via, a casa sua, alla sua vera vita e lo “molla” a qualcun altro. Un adulto che vuole imporgli regole, uno stile di vita o ancor peggio sostituirsi a sua madre o a suo padre. La tristezza, talvolta lacerante, dell’essere lontani dalle proprie famiglie e di sentirsi soli al mondo.

Se ho capito una cosa da questa esperienza è che per fare l’educatore bisogna essere in grado di riuscire a “stare” in questa relazione, riconoscendo le proprie emozioni e quelle del bambino, elaborandole e cercando di andare avanti insieme, un passettino per volta.

Giacomo, educatore di Casa Base Avigliana