Avigliana: “Restiamo a casa e vinceremo!”

Avigliana: “Restiamo a casa e vinceremo!”

Per la newsletter di Casa Base di fine marzo, qui ad Avigliana avevamo altre idee in mente, più allegre e spensierate, come il racconto di alcune attività invernali dei nostri bimbi, dallo sci alla corsa campestre. L’emergenza Covid-19 ha travolto il nostro calendario editoriale come le vite di tutti noi. La quotidianità fra le mura della Comunità, da sempre luogo protetto, di sosta e cura, è mutata come quella nelle case di tutti voi lettori e amici.
Non potete venire a trovarci, ma vi ci facciamo dare un’occhiata lo stesso…

T., 7 anni:

Con il Coronavirus dobbiamo stare a casa così vinciamo!


Cosa succede in Comunità

Ancor prima della pubblicazione dell’ultimo decreto misteriale che ha condotto alla pressoché totale chiusura del Paese, a scopo precauzionale già avevamo limitato le uscite dei nostri piccoli ospiti solamente agli spazi all’aperto: parco giochi, rampe di skate, campetto. Sono così trascorse le vacanze di Carnevale più strane e ovattate da quando abbiamo inaugurato la Comunità, nel lontano 2011.

Quando la situazione è peggiorata ci siamo dovuti chiudere in casa, come tutti. Cosa succede allora, come si vive in comunità in una situazione del genere? Non è semplice da spiegare a parole.

“Andrà tutto bene!”

Da un lato ci sono i bambini, che con grande intelligenza e maturità hanno da subito capito e si sono adattati. Hanno realizzato che non si poteva più uscire di casa, che bisognava adottare diverse norme igieniche e di prevenzione, che la scuola sarebbe continuata, ma da casa.

Non è semplice, tuttavia, convivere 24 ore su 24 in nove persone, esclusi gli educatori. Nervosismi e insofferenze vengono alimentati dal non potersi sfogare in altri contesti, e grandi capricci nascono dalle piccole cose.

A., 9 anni:

Il Coronavirus è brutto, cattivo e manesco perché uccide molte persone. Noi abbiamo fatto il cartello con l’arcobaleno e la scritta “Andrà tutto bene”.

“Quanto manca alla fine?”

Dall’altra parte ci siamo noi adulti che, ancor più consapevoli di quel che accade attorno a noi, dobbiamo prestare attenzione a non trasmettere ai bimbi preoccupazioni e stanchezze, di fronte al quotidiano impegno inevitabilmente quasi raddoppiato.

Vi è il timore di contagiarli, pur con le massime precauzioni adottate; c’è la tristezza nel sentirci chiedere “quanto manca alla fine?” non potendo darvi risposta; c’è il dispiacere di spiegargli che gli incontri con genitori e  famiglie affidatarie saranno solo in videochiamata, che non potranno usufruire dei contesti esterni dove allontanare i pensieri difficili di ogni giorno, come la scuola, l’attività sportiva, i pomeriggi con gli amici.

Ci sono frasi che ci lasciano spiazzati, come quando ci ripetono che non vedono l’ora che tutto finisca per poterci baciare e riabbracciare o quando una delle più grandicelle, quasi sottovoce, ci dice che questa distanza fisica non le piace perché aveva finalmente trovato l’affetto e il calore che le erano sempre mancati a casa.

A., 12 anni:

Anche se non possiamo stare vicini come sempre e darci gli abbracci, io so che gli educatori ci vogliono bene lo stesso.

I volontari, lontani ma vicinissimi

Ci sono poi i volontari, il nostro bene prezioso, che pur facendoci avvertire la loro presenza a distanza, si rammaricano per non poter venire a darci una mano. Anche con loro, siamo lontani ma vicinissimi. Continuano a riempire le nostre giornate: ci mandano croissant per la colazione, gelati per merenda e lasagne per cena, e inviano disegni da stampare per farli colorare ai bambini.

Una nota positiva: a Casa Base Avigliana non ci si annoia mai, anche in questo periodo. È una grande fortuna quella di avere un giardino dove scorrazzare in bici o giocare a palla. Siamo riusciti ad allestirci anche dei campetti da basket e da pallavolo, abbiamo poi il ping pong e moltissimi lavoretti e attività creative da fare insieme a loro. E poi c’è il nostro amato Netflix, per rilassarci con i film e i cartoni a fine giornata, senza dimenticare i compiti e la scuola!

Circa quest’ultima, i bambini sono contenti di avere meno ore di studio rispetto al solito (anche se maestre e compagni iniziano a mancare), mentre noi educatori facciamo del nostro meglio per star dietro a 9 diverse classi di studio, ognuna con compiti e argomenti diversi… i bambini ci prendono sempre in giro a riguardo, ma anche questo fa parte del gioco.

A., 11 anni:

Questo coronavirus è noioso, non riusciamo ad uscire di casa, adesso però io mi sono stufato, vorrei uccidere il coronavirus ma non posso perché non sono un dottore!

Spesso ripetiamo loro di portare pazienza, di pensare a giocare e a nient’altro, di pensare che rimanere a casa comporta un piccolo sacrificio, ma regala un enorme aiuto a chi sta cercando in tutti i modi di debellare il virus. Con la promessa che faremo insieme qualcosa di grande e bellissimo quando tutto sarà finito.

Elisabetta e gli educatori di Casa Base Avigliana