La parola agli educatori – Gioele

La parola agli educatori – Gioele

Per la rubrica “La parola agli educatori”, eccovi la testimonianza di Gioele. 22 anni, frequenta il terzo anno del corso di laurea in Educazione Professionale. Il suo cammino di studio per diventare educatore passa in questi mesi da un’intensa esperienza di tirocinio nella nostra comunità di Chieri!

Casa Base insegna che i legami
si costruiscono lentamente”

La mia storia con Casa Base è iniziata da pochi mesi. Fin da subito il mio tirocinio si è rivelato una scoperta, per me quanto per loro, ragazzi e colleghi: non avevo mai lavorato in una comunità per minori, non sapevo proprio cosa aspettarmi.

Ora che è trascorso del tempo da quel primo giorno qui Comunità, posso descrivere la mia esperienza con tre verbi all’infinito, per me tanto fisici quanto metaforici: entrare, stare, uscire.

Per entrare a Casa Base suono un citofono, apro la porta e salgo le scale. Davanti a me si presenta una grande tavola da pranzo apparecchiata, piena di ragazzi freschi di scuola ed educatori freschi di turno appena iniziato. Chi vuole il bis di insalata? Mi passi l’acqua, per favore? Certo, tieni!
Ho imparato che attorno alla tavola si condivide molto più del pasto. C’è chi racconta la propria mattinata scolastica, chi ride, chi sta in silenzio. Ognuno porta qualcosa di sé, cosciente che gli altri lo accoglieranno con le proprie modalità.

Stare a Casa Base è una sfida appagante e molto meno scontata di quanto si possa immaginare. L’imprevedibilità dei ragazzi può stravolgere una giornata tranquilla in uno tsunami di energie; ma può anche trasformarsi in un pomeriggio passato al campetto sotto “casa” a giocare a calcio, dove perdere o vincere non è importante quanto divertirsi insieme agli altri. Stare vuol dire giocare a scala quaranta, a ping pong, alla PlayStation. Vuol dire ricordare che i compiti sono tanto difficili quanto importanti, e che si può sempre contare sull’aiuto di un educatore.

Uscire da casa base è il momento che arriva al termine delle mie giornate di tirocinio, quando raccolgo le mie cose e mi preparo ad andare. È un momento ricco di emozioni perché saluto i ragazzi e loro rispondono con un abbraccio o battendomi un cinque, sempre chiedendomi: “allora, quando ci rivediamo?”.

Uscire da Casa Base mi insegna che i legami si costruiscono lentamente, con il rispetto e la fiducia reciproca, e che solo camminando un passo alla volta si può ideare il futuro!

Gioele, tirocinante di Casa Base Chieri