La sfida

In Italia 100.000 minori sono oggetto di maltrattamento, un problema molto grave ma poco conosciuto dall’opinione pubblica.

Bambini e adolescenti vittime di trascuratezza materiale, maltrattamento fisico e psicologico, violenza assistita, abuso sessuale.

Oltre al trauma fisico e psicologico il maltrattamento produce uno strappo nel rapporto tra il minore e il mondo degli adulti. Ricucire questo strappo, ricostruire il rapporto di fiducia in sé e nell’altro, richiede un lavoro paziente e l’aiuto di un’intera comunità, una comunità capace di assumersi la responsabilità della cura.

 

Gli strumenti

Due comunità di accoglienza residenziale autorizzate al funzionamento come comunità educative residenziali per minori vittime di grave maltrattamento e abuso.

Un’équipe clinica specializzata nella presa in carico psicoterapeutica dei minori e nell’attivazione di percorsi di valutazione psicologica e cura dei genitori, che lavora in sinergia con l’équipe degli educatori e sia avvale della consulenza di pediatra e neuropsichiatra infantile.

Un progetto di sostegno clinico, educativo che continua quando i bambini ritornano nelle famiglie di origine, o vengono affidati a nuove famiglie, o nei casi in cui, raggiunta la maggiore età, vengono attivati percorsi di sostegno all’autonomia.

La presa in carico viene attivata su richiesta dei servizi socio-sanitari territoriali che hanno la titolarità del caso e in presenza di un decreto del Tribunale per i Minorenni o del Tribunale Ordinario che disponga l’accoglienza residenziale del minore e l’eventuale trattamento della sua famiglia.

Nei casi di gravi crisi adolescenziali l’inserimento può essere attivato su richiesta dei servizi socio-sanitari in accordo con la famiglia.

L’impatto